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Scuola come talent show

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È questa la scuola di cui abbiamo bisogno? È questa la promozione della cultura umanistica? Giulio Ferroni per  Professione docente


Scuola come talent show domenica 19 febbraio 2017
Mi era parsa una buona notizia quella dell’approvazione da parte del governo di un decreto sulla promozione della cultura umanistica: mi sembrava un tempestivo effetto di tante recenti discussioni sulla persistente utilità degli studi classici, sul valore del greco e del latino, sulla produttività formativa di ciò che sembra inutile, ecc. Non si trattava certo di rilanciare a tutti i costi il liceo classico, né di inserire in tutti gli ordini di scuola lo studio di rudimenti del latino o la lettura dell’Eneide e del De rerum natura, ma di dare rilievo più generalmente ad una prospettiva “umanistica”, ad un esercizio della cultura come coscienza critica, come visione della complessa articolazione del reale, come sostanza e memoria dell’umano, senso della distanza e della differenza, raccordo vivo tra il lascito del passato e le esigenze del presente.

Ma la lettura del decreto ha dissolto immediatamente ogni possibile compiacimento:
 se nel suo titolo esso collega alla promozione della cultura umanistica la valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e il sostegno della creativitàlo sviluppo del testo nei suoi vari articoli viene a battere in modo totale sulla creatività, senza che vi si dia nessuna caratterizzazione dell’aggettivo umanistico, nessun riferimento alla sua sostanza storica, morale, estetica, ideologica. Qui per cultura umanistica si intende semplicemente tutto ciò che rientra in un indeterminato ambito “creativo”, in un generico esercizio delle forme artistiche, in una concezione della cultura come pratica performativa. Le intenzioni e l’orizzonte del decreto sono ben definiti nell’articolo 3, che insiste sulla «sinergia tra i linguaggi artistici e le nuove tecnologie» ed elenca le quattro «componenti del curricolo», denominale temi della creatività, che riguardano gli ambiti musicale-coreutico, teatrale-performativo, artistico-visivo e linguistico-creativo. Per ciascuno di questi ambiti si fa riferimento alla conoscenza e alla pratica, ma l’accento insiste trionfalmente proprio sulle diverse pratiche: «pratica dello strumento, dell’arte e della danza e di altre forme di spettacolo artistico-performativo», «pratica dell’arte teatrale e cinematografia», «pratica della pittura, della scultura, della grafica, delle arti decorative, del design e di altre forme artistiche», «pratica della scrittura creativa, della poesia e di altre forme di espressione, della lingua italiana, dei linguaggi e dei dialetti».

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ARGOMENTI:  professione docente, ferroni,

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