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Quale futuro per gli istituti tecnici e professionali in Italia?

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23 marzo 2012, Venezia, Convegno del Centro Studi Nazionale della Gilda e l´Associazione Docenti Art. 33


Quale futuro per gli istituti tecnici e professionali in Italia? martedì 20 marzo 2012

Il Centro Studi Nazionale della Gilda degli Insegnanti e l´Associazione Docenti Art. 33 organizzano per venerdì 23 marzo 2012, a Venezia il convegno nazionale dal titolo "Lo stereotipo scolastico e la riforma della scuola secondaria superiore. Quale futuro per gli istituti tecnici e professionali in Italia?"

Il segmento tecnico-professionale dell´istruzione secondaria è stato, fin dalla sua istituzione, il motore dello sviluppo economico del nostro paese.

Cancellati dalla Riforma Moratti nel 2003, gli Istituti tecnici e professionali furono sostituiti in un primo momento con i "licei vocazionali", ma, in seguito, grazie alla forte richiesta di Confindustria e Organizzazioni sindacali, recuperati da Fioroni nel 2007. Il ministro Gelmini, che ha lasciato alla commissione De Toni, istituita da Fioroni, il compito di disegnare i nuovi Istituti tecnici e professionali (definiti le scuole dell´innovazione), ha, in più occasioni, indicato uno dei principali obiettivi della Riforma nel rilancio dell´istruzione tecnica e professionale, per offrire una formazione sempre più specifica e adeguata alle richieste del mondo del lavoro.

Secondo i dati oggi disponibili, recentemente confermati dall´ISTAT, il mercato del lavoro in Italia offre le principali e più numerose e interessanti occasioni di occupazione nella filiera tecnico-professionale. Gli istituti specializzati denunciano la necessità, ogni anno, di oltre 110.000 posti di lavoro per gli impieghi tecnico-professionali, posti che non sono occupati per carenza di personale adeguatamente formato; questo a fronte di una disoccupazione giovanile drammaticamente in continuo aumento.

Nell´ultimo decennio il dibattito ha rilevato la necessità del rilancio dell´istruzione tecnica-professionale proprio per colmare la dicotomia tra mercato del lavoro (fabbisogno delle imprese) e scelte scolastiche (figure formate dalla scuola).
Infatti, da anni si assiste a un progressivo calo delle iscrizioni agli Istituti tecnici e professionali, calo accentuato negli ultimi due anni, i primi della Riforma Gelmini del ciclo superiore.
Secondo molti commentatori questo comprometterebbe la possibilità di una ripresa duratura dello sviluppo economico del paese.

Quali sono le ragioni dell´inadeguatezza della Riforma ad invertire la tendenza al calo delle iscrizioni?

Innanzitutto una problematica generale: nella società italiana vi è il luogo comune che la scuola di serie A sia il liceo, mentre la filiera tecnico-professionale rappresenterebbe la scuola di serie B e C. Luogo comune profondamente errato, come dimostrano le realtà dei sistemi scolastici evoluti di molti altri paesi europei e non. Il compito di qualsiasi riforma dovrebbe essere quello di aggredire e confutare questo luogo comune, ma il messaggio che è arrivato a famiglie e studenti è invece ancora quello dell´asimmetria di valore tra indirizzo liceale e tecnico-professionale.

E´ vero, tuttavia, che alcuni aspetti della Riforma potrebbero aver addirittura contribuito ad un depotenziamento del segmento tecnico e soprattutto degli Istituti Professionali Statali.

Dopo quasi tre anni dalla Riforma è necessario quindi fare il quadro della situazione per costruire nuove proposte utili al rilancio dell´istruzione tecnica e professionale.



>> Il manifesto e la locandina del Convegno

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