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“ Poco lungimirante la politica che non destina investimenti alla scuola”

» in Interviste

Con il suo saluto al nostro Convegno del 5 ottobre a Roma, il Presidente della Camera, on. Gianfranco Fini, ha concesso anche un´ intervista a " Professione docente", nella quale ha affrontato tutti i temi più importanti e più delicati relativi alla scuola, alla sua funzione e al suo futuro.


“ Poco lungimirante la politica che non destina investimenti alla scuola” giovedì 7 ottobre 2010

E´ dovere dello Stato promuovere e sostenere il settore dell´istruzione come imprescindibile fattore di progresso e di emancipazione. La finalità della scuola non deve essere quella di dare un lavoro, ma di fornire una formazione di qualità alle giovani generazioni ma è necessario prevedere un sistema che, valutando anche la possibilità di prevedere dei prepensionamenti, consenta di programmare un percorso volto a riassorbire, in tempi ragionevoli, i precari, dando certezze circa tempi, numeri e modi della loro assunzione in ruolo.

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a scuola deve saper trasmettere innanzitutto quei valori che sono il fondamento della identità stessa della Repubblica e della Nazione, ma questo non significa che la scuola non debba essere attenta a valorizzare anche la storia locale, come parte di una più ampia storia nazionale. Una politica impegnata a migliorare e a valorizzare la scuola è innanzitutto quella che concepisce quest´ultima come struttura portante della società, come elemento cardine di un processo di rafforzamento del patrimonio morale e civile di tutti gli Italiani. 

                                                                     A cura di Renza Bertuzzi


1) Signor Presidente, recentemente lei ha dichiarato che "l´investimento su ricerca, sapere, eccellenza e scuola è un investimento doveroso". Perché, a Suo parere, è doveroso? Che cosa rappresenta la Scuola per un Paese e per il suo futuro?

Sono convinto che non destinare adeguati investimenti all´educazione e alla scuola sia una politica poco lungimirante, destinata a condannare un Paese all´impoverimento culturale, alla decadenza economica e sociale. Lo sviluppo degli Stati moderni coincide, infatti, con la diffusione dell´istruzione e con le conquiste della scienza. Tutte le statistiche internazionali confermano che, tra le nazioni industrialmente avanzate, hanno le più ampie opportunità di crescita quelle che maggiormente investono in un sistema di istruzione di qualità. Per queste ragioni è dovere dello Stato promuovere e sostenere il settore dell´istruzione come imprescindibile fattore di progresso e di emancipazione.

2) Eppure, la scuola sta attraversando un momento particolarmente delicato, caratterizzata com´è da tagli di posti di insegnamento e da un aumento delle situazioni di precarietà, quindi da pochissimi investimenti.

Su questo punto credo sia giusto fare chiarezza.
In Italia la scuola è stata per troppo tempo considerata come uno strumento per risolvere il problema della disoccupazione intellettuale: tanti insegnanti, pagati poco, socialmente sempre meno valorizzati. La finalità della scuola non deve essere quella di dare un lavoro, ma di fornire una formazione di qualità alle giovani generazioni. Detto questo non si possono nemmeno utilizzare per anni docenti regolarmente abilitati, in buona parte ormai a seguito di concorso o di corsi finalizzati alla formazione all´insegnamento (Ssis), e dunque legittimamente in attesa di una assunzione, senza fornire loro prospettive concrete. E´ necessario prevedere un sistema che, valutando anche la possibilità di prevedere dei prepensionamenti, consenta di programmare un percorso volto a riassorbire, in tempi ragionevoli, i precari, dando certezze circa tempi, numeri e modi della loro assunzione in ruolo. Non dimentichiamoci che abbiamo una classe docente fra le più anziane d´Europa.

3) In questi ultimi anni, l´idea di scuola sembra essersi allontanata da una matrice nazionale per rivolgersi a visioni locali ("La scuola deve rispondere alle esigenze del territorio", si ripete spesso). Come giudica questa trasformazione?

La scuola deve saper trasmettere innanzitutto quei valori che sono il fondamento della identità stessa della Repubblica e della Nazione. Per questo, lo studio della storia e della lingua italiana devono restare un pilastro del nostro sistema formativo. Questo non significa che la scuola non debba essere attenta a valorizzare anche la storia locale, come parte di una più ampia storia nazionale.
Per quanto riguarda gli aspetti tecnico-professionali della formazione è evidente l´utilità di considerare con particolare attenzione il collegamento con il territorio e le opportunità da esso offerte. Detto ciò, dobbiamo pensare alla scuola come ad uno strumento efficace per il superamento delle barriere di carattere sociale, per agevolare una effettiva parità di condizioni, a cominciare da quelle etnico-linguistiche, e dunque per realizzare quella promozione sociale indispensabile a garantire ad ogni giovane la pienezza dei diritti di cittadinanza, secondo i principi della nostra Carta costituzionale.

4) Quali sono gli ambiti dell´Istruzione su cui occorrerebbe intervenire per migliorarla e per restituire alla scuola del nostro Paese quel prestigio di cui in passato essa ha goduto?

Una politica impegnata a migliorare e a valorizzare la scuola è innanzitutto quella che concepisce quest´ultima come struttura portante della società, come elemento cardine di un processo di rafforzamento del patrimonio morale e civile di tutti gli Italiani. Si tratta di una sfida ambiziosa che richiede il contributo di tutti, a cominciare dalle istituzioni politiche che devono garantire il principio di pari opportunità e di riconoscimento del merito. L´efficacia degli interventi riformatori dipenderà da un ampio ed effettivo coinvolgimento del corpo insegnante.
L´appiattimento retributivo appare senz´altro inadeguato ad incoraggiare la qualità dell´insegnamento. Occorre riuscire ad individuare meccanismi idonei a premiare economicamente gli insegnanti che più si impegnano e che ottengono risultati di qualità. Nel contempo diventa essenziale una valutazione di tutte le scuole e dei risultati da esse ottenuti. Non si deve poi dimenticare che il nostro Paese è fra quelli che meno investono in dotazioni scolastiche (biblioteche, laboratori, strumentazioni).
Per incoraggiare l´interesse verso le materie scientifiche la pura teoria non basta, occorre maggiore pratica sperimentale.
In termini più generali, dobbiamo ricordare che se l´Italia vuole ambire ad essere un Paese davvero avanzato, è necessario privilegiare il settore della ricerca e valorizzare gli studi tecnico-scientifici, specie quelli di più alto livello. I ricercatori e gli scienziati rappresentano una grande ricchezza; a essi devono essere garantite prospettive economiche e di carriera capaci di attirare e motivare le migliori intelligenze.
L´istruzione, insieme alla ricerca costituiscono un inscindibile binomio che ci permetterà di costruire davvero un futuro migliore per il Paese e per i nostri figli.

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