Nessun sacrificio! Separare le banche e salvare la scuola. Dal Centro studi

Un disegno di legge reintroduce il principio della separazione bancaria. Esso merita l´attenzione di tutte le forze politiche e sindacali e un pieno sostegno popolare. Di Flavio Tabanelli

giovedì 10 maggio 2012

Da oltre tre anni subiamo misure finanziarie d´emergenza che non contrastano le cause della crisi. Sempre più persone, infatti, cominciano a dubitare della loro efficacia; intuiscono, anzi, che esse aggravano la malattia, che accorciano la vita del malato.

A che cosa serve, infatti, l´austerità? Per quale fine sono state fatte le liberalizzazioni? Contrariamente alle promesse, in vent´anni di tempo non hanno creato posti di lavoro e, in generale, hanno portato a vertiginosi aumenti dei costi dei beni e dei servizi interessati. A che serve ridurre le garanzie costituzionali, se questa riduzione è così profonda da minacciare addirittura l´esistenza del popolo e della sua cultura?

Abbiamo un urgente bisogno di creare le condizioni finanziarie affinché i valori culturali e produttivi tornino in primo piano.

In un articolo di Flavio Tabanelli a cura del Centro Studi Gilda si discute di come la crisi fu prevista e dei primi passi per uscirne.

Il disegno di legge n. 3112 presentato al Senato nello scorso gennaio dal sen. Oskar Peterlini reintroduce il principio della separazione bancaria. Appoggiamo la distinzione netta tra banche ordinarie e banche d´affari. Le prime raccolgono i risparmi e i depositi, investendo poi nell´economia reale e assecondando i progetti governativi di sviluppo economico.


>> Vai all´articolo